Tour de France 2026, controlli antidoping notturni consentiti per “seri e specifici motivi di sospetto”
Continua a far discutere la notizia dei controlli a notte fonda su Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard al Tour de France 2026. I due corridori, al tempo primo e secondo in classifica, hanno sostenuto un test antidoping rispettivamente alle 5 e alle 2 del mattino, interrompendo il riposo, in una fase delicata della corsa. La notizia ha fatto scatenare una scia di polemiche, con gli atleti coinvolti e non solo che hanno manifestato tutto il loro disappunto. Si sa quanto sia estenuante una corsa a tappe di tre settimane e dover interrompere un momento di recupero può avere ripercussioni sul rendimento. Tuttavia quella del controllo notturno è una fattispecie prevista dal regolamento.
Il Codice Mondiale Antidoping, diramato dalla WADA, all’articolo 5.2 stabilisce che “qualsiasi atleta può essere tenuto a fornire un campione in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, su richiesta di qualsiasi Organizzazione Antidoping che abbia competenza a effettuare controlli nei suoi confronti“. E nel commento a questo articolo viene aggiunto che “prima di effettuare un controllo su un atleta tra le 23:00 e le 6:00, un’Organizzazione Antidoping dovrebbe disporre di seri e specifici motivi di sospetto che l’atleta possa essere coinvolto in pratiche di doping“.
La legittimità dei controlli svolti su Pogačar e Vingegaard è ribadito anche dall’ITA, che è l’agenzia indipendente che si occupa dei test antidoping al Tour de France. La strategia delineata in un comunicato prima del via della corsa, specifica come “i controlli durante il Tour de France saranno mirati e potranno essere effettuati in qualsiasi momento nel corso delle tre settimane di gara, non soltanto al termine delle tappa“.
Da queste righe sorge spontanea una domanda: i controlli notturni sono stati svolti alla luce di alcuni sospetti di illeciti, o la scelta è caduta semplicemente sui due corridori che occupano i primi due posti in classifica? Trattandosi di un grande evento, potrebbe esser stata abbassata la soglia del ‘sospetto’ nel nome di garantire uno svolgimento corretto dell’evento. Al momento è difficile dare una risposta certa a tutto questo, poiché non sono stati rilasciati comunicati ufficiali a seguito di questo blitz notturno e si possono fare solamente ipotesi. Non si esclude, infatti, che possa esser stata la AFLD, l’Agenzia Antidoping francese, ad aver promosso l’iniziativa nella logica di collaborazione tra le varie strutture.
Il fastidio dei corridori è sicuramente lecito, anche perché a oggi non ci sono evidenze che Pogačar e Vingegaard possano essere legati a pratiche non consentite. Il rischio è sempre quello di andare oltre nel nome di una cultura del sospetto che, per i suoi precedenti nefasti, circonda il mondo del ciclismo. Non a caso è lo sport in cui si sente più spesso mettere in dubbio un gesto tecnico da parte dell’opinione pubblica.
Nell’attesa di ulteriori chiarimenti, c’è chi ha fatto già sentire la propria voce, immaginando cosa potrebbe succedere se questi blitz notturni venissero fatti nei confronti di stelle di altre discipline sportive. Il dibattito è aperto, auspicando che possa trattarsi solo di un incidente di percorso nella lotta per un ciclismo sempre più credibile.
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